Il computer di bordo dice che manca poco all'atterraggio, stiamo sorvolando il Togo allora allungo lo sguardo fuori dal finestrino e la vedo....vedo l'Africa!ho capito che ci sono tante Afriche e la prima Africa che rivedo dopo sei anni è la Mia Africa: un mare verde intenso di alberi tagliato da una linea dritta arancione: la terra della strada. Mi volto in cerca dello sguardo di chiara, so che è tesa perchè stiamo atterrando, cerco di dirle con le nostre parole, lo sguardo, di guardare fuori perchè sono sicura che anche quella è la Sua Africa e sono certa che quell'immagine la calmerà. Ritorno a guardare il finestrino per rivederla ma non ce la faccio, ho gli occhi pieni di lacrime di gioia.
Usciti dall'aereo sentiamo un gran caldo...ci guardiamo e sorridiamo,,,sarà sicuramente il motore dell'aereo ci diciamo....bhè quel motore non ci ha più lasciati nei 7 giorni successivi. E' stato un viaggio fisicamente faticoso perchè il nostro corpo non è abituato a queste temperature ed umidità, ma ogni goccia di sudore è stata ripagata dalla felicità di scoprire che avevamo fatto centro con questo progetto...tutti, professori, associazione e studenti credono in quello che fanno....e crederci, e quindi impegnarsi senza lasciare che le cose accadano, per l'africa che conosco, è tanto.
Non mi piace dire troppo in giro che faccio parte di un'associazione di aiuti per l'africa. Non lo dico perchè odio che al mio interlocutore compaiano due occhi a forma di semi luna e un sorriso ebete e pronunci le parole: "ma dai...ma che brava...anche io....forse...dammi le coordinate che magari faccio una donazione..." Prima di tutto noi di yovo non siamo bravi!eh no!noi sbagliamo, ci arrabbiamo, ci impuntiamo e capita anche che per un po non ci parliamo più e, ogni tanto, perdiamo la mira di quello che STIAMO facendo. In secondo luogo non voglio che la faccia ebete che ho di fronte possa minimamente associarci ad associazioni di assistenzialismo perchè noi di yovo, anche se sbagliamo, ci arrabbiamo, ci impuntiamo e perdiamo la mira, STIAMO facendo, non dimentichiamo mai COME lo dobbiamo fare
Questa volta viviamo di più la capitale rispetto al villaggio e devo dire che l'idea non m dispiace. villaggio e capitale sono due realtà talmente diverse che provare entrambe credo ci faccia avere un quadro più completo della situazione
La capitale è caotica, c'è rumore di clacson, polvere, traffico veloce, caldo soffocante e sudore costante, lavori per le strade, ancora polvere, contrasti tra macchine grigie e colori degli abiti tradizionali, palazzi di cemento e persone che mangiano sul marciapiede, però che una specie di pace per l'uomo bianco perchè passa più inosservato, non si senti continuamente gli occhi addosso, non c'è sempre qualcuno che canta "yovo yovo" al suo passaggio, non ci sono bambini che piangono disperati vedendolo...
Nel caos cittadino, proprio a pochi minuti dal casino più grande della citta, il mercato, c'è irfodel. entrare sembra come di entrare in un oasi di pace, non ci sono più rumori, persone che camminano, macchine veloci...
irfodel, forse, è stato il primo regalo di questa esperinza
Questo viaggio è stato per alcuni versi tutto al contrario: eravamo sempre di corsa, mai un momento per mangiare o riposare, sempre in costante ritardo e con l'ansia di non farcela a fare tutto
erano quasi sempre loro ad aspettarci, sembravano svizzeri dalla puntualità che avevano.
Mi fa arrabbiare ancora trovare e capire che gli africani hanno bisogno di noi. penso: ma come, avete così tanto, non tutto ok, ma tanto...sicuramente le basi per iniziare. ho capito che forse hanno bisogno si sostegno, di incoraggiamento da chi, ai loro occhi, ce l'ha fatta: se sapessero!!
Al primo appuntamento con il CVD arriviamo in ritardo e li troviamo tutti seduti nel sottoportico a noi tanto "caro". é stato emozionante trovarli tutti là, nei loro vestiti tradizionali ad aspettarci.
ci accomodiamo e di fornte a me c'è la rappresenante delle donne, mi guarda stupita e dice: mamma mia è bianchissima!
a riunione iniziata sentiamo una suoneria natalizia di un cellulare, ci voltiamo e vediamo il capo villaggio, un omino magro magro con le gambe consumate dalla poliumenite e la testa lunga e senza capelli che te lo fanno sembrare un budda, srotolare la stoffa colorata del suo vestito e rispondere al cellulare!!!!
Alla riunione del CVD ci portiamo con noi anche gli studenti del villaggio
per loro è un''occasione importamnte: non è facile per un giovane raccontare a tutta la rappresentanza quello che fà. quando arriva il loro momento parlano con talmente tanto trasporto (sempre sguardo basso per nn mancare di rispetto!)ed orgoglio che non si accorgono che la voce è soffocata dal rumore del fortissimo temporale!
Questo viaggio mi ha fatto vedere un Togo in movimento, in crecsita. ci sono strade in costruzione, palazzi in restauro e soprattutto persone che hanno uno slancio verso il cambiamento.
Giorgia

















