Conosco l'associazione YOVO da molto tempo, e mi era già stato proposto di andare in Togo, ma ci sono stata per la prima volta lo scorso dicembre. Dico per la prima volta perché, da quando sono tornata, penso che prima o poi ci sarà una seconda volta e, spero, anche una terza.
Gli obiettivi di questo viaggio erano molti e importanti: la costruzione del pozzo perché nel villaggio ci fosse l'acqua potabile; la verifica del lavoro del comitato del villaggio, che per la gente significa la possibilità di esprimere democraticamente la propria opinione; la verifica dell'utilità di fornire delle biciclette ai ragazzi del villaggio per andare a scuola; la raccolta di materiale e disegni per una pubblicazione che parlasse del progetto e dell'associazione.
Oltre agli obiettivi "associativi", ciascuno di noi è partito con i propri obiettivi personali: vivere un'esperienza diversa, conoscere una realtà nuova, mettersi alla prova, fare una vacanza "speciale".
Quando siamo arrivati al villaggio di Agou Klonou ho capito subito che l'esperienza in Togo sarebbe stata di sicuro un esperienza speciale!
Ad Agou Klonou non c'è l'elettricità. Noi siamo arrivati col buio e l'impatto è stato molto forte: ero in un posto che non conoscevo e non potevo vederlo come avrei fatto se ci fosse stato un normale lampione. Solo la sera successiva, quando di nuovo si è fatto buio, mi sono resa conto di come un lampione non avrebbe avuto senso in un posto in cui il naturale alternarsi di luce e buio scandisce le attività quotidiane della gente ed è sufficiente qualche candela per muoversi con facilità.
Un'altra cosa che mi ha colpito da subito è stata la difficoltà ad accedere all'acqua potabile: arrivati al villaggio avevo voglia di farmi una doccia e questo ha significato prendere il secchio, mettere il disinfettante, riempire il secchio con l'acqua del pozzo, andare in una stanza (perché all'aperto la sera ci sono le zanzare portatrici di malaria) e lavarmi alla luce di una lanterna con l'aiuto di una bottiglia di plastica……insomma, è stato piuttosto complicato!
Il giorno dopo e nei giorni seguenti, quando l'assenza di queste "comodità" non aveva più lo stesso impatto su di me, ho potuto finalmente accorgermi delle differenze che contano davvero fra la vita a cui io sono abituata e la vita ad Agou Klonou: la difficoltà di trovare l'acqua buona non era più un problema che legavo alla mia doccia, ma piuttosto ai bambini che bevevano l'acqua di quei pozzi inquinati.
Il ritmo delle giornate africane è lento, il tempo è dilatato, e per me, abituata a ritmi di vita decisamente più frenetici, è stato davvero difficile adeguarmi: l'ansia di "perdere tempo" era quotidiana: solo dopo ho capito che noi chiamiamo tempo libero un tempo che non è libero affatto perché lo riempiamo di attività e cose da fare, come se fossimo spaventati all'idea di stare seduti e non fare nulla; in realtà se non avessi avuto tutto quel tempo per non fare nulla avrei conosciuto molto meno i miei compagni di viaggio, avrei visto meno sorrisi, avrei giocato meno con i bambini, sarei tornata a casa con meno ricordi.
Certo questa lentezza diventa un problema nel momento in cui c'è un progetto da realizzare: se chi deve fare il foro per il pozzo ritarda di tre giorni, se per procurare dei sacchi di cemento ci vuole una giornata intera, è inevitabile che ci si scoraggi un po'. Alla fine però l'acqua è uscita dal pozzo e non credo che mi dimenticherò facilmente l'espressione sul volto di chi da anni lavora a questo progetto.
Ma la cosa che più mi ha colpito è la gente: credo in 15 giorni di non essere mai stata da sola, neanche per un minuto, non puoi fare un passo che c'è qualcuno che ti chiama, qualcuno che ti saluta, qualcun altro che ti chiede se stai bene, chi semplicemente ti guarda curioso; e poi bambini che ti si avvicinano per toccarti la pelle o che stanno ore seduti vicino a te solo per guardarti. I colori e gli odori investono con una forza che non avevo mai conosciuto, ma soprattutto gli sguardi delle persone entrano dentro, te li senti addosso, non puoi nasconderti.
Ci sono mille cose che hanno reso questo viaggio un viaggio speciale ma credo che la cosa davvero speciale è accaduta dopo il mio ritorno: molte volte mi è capitato di tornare da un viaggio e desiderare di ripartire, sentire la mancanza della gente incontrata, delle atmosfere vissute, delle cose fatte; ma tutte queste sensazioni, di solito, scemano un po' alla volta, con il passare del tempo; per l'Africa non è stato così: il rientro a casa è stato per molti versi indolore; ma dopo un po' di tempo ho cominciato a sentire, sempre più forte, la nostalgia per l'esperienza fatta che invece di diminuire col tempo, è diventata, e sta diventando, sempre più forte.
Roberta*
* Appunti di viaggio di Roberta Tamiello durante l'esperienza in Togo organizzatoa dall'associazione Yovo di Mestre per completare i progetti sostenuti con il contributo di tanti amici. La spedizione del viaggio era costituita da un gruppo di 8 persone: il prof. Antonelli, Il geologo Giada, l'ingegnere idraulico Paris e Stefano Nerozzi si sono dedicati a seguire l'impresa locale che ha costruito il pozzo di acqua potabile; Roberto Di Bussolo, insieme al prezioso aiuto di Roberta, si è dedicato alla verifica del funzionamento del nuovo Comitato del Villaggio e del progetto biciclette finanziato grazie ad un contributo della FIAB (Federazione Italiana amici della bicicletta). Lucio Schiavon, illustratore di professione, ha raccolto colori, immagini ed emozioni per raccontare il Togo a tutti gli amici di Yovo rimasti a Mestre. Se vuoi vedere alcuni dei suo dipinti del Togo puoi visitare il suo sito www.lucioschiavon.com

















